With our support, access new prospects and partners, build valuable relationships, and optimize your business approach. Leave your details and find out how we can help you achieve tangible results in Italy.
We help you enter new markets. Fill out the form and tell us where you want to take your business.
Do you want to become a key voice in your industry on LinkedIn? Leave your details to find out how we can support you.
Boost your Social Selling strategy on LinkedIn. We support Sales Managers in creating effective content and engaging with prospects and clients, accelerating the sales process. Enter your details to find out how we can help.
Attract and retain top talent. We help companies build a strong Employer Branding presence on LinkedIn to attract top talent and retain key team members. Enter your details to find out how we can support you.
Do you have a goal? Let’s find the path together. We specialize in business development and B2B communication. Write to us about how we can help, and we’ll get back to you shortly
Grow your business on LinkedIn. Enhance your company’s online presence on LinkedIn by boosting visibility, engagement, and relationships with partners and clients. Leave your details to find out how we can support you
Fai crescere la tua azienda su LinkedIn. Ottimizza la presenza online della tua azienda su LinkedIn, migliorando visibilità, engagement e relazioni con partner e clienti. Lascia i tuoi dati per scoprire come possiamo supportarti.
Nome
Attrai e mantieni i migliori talenti. Aiutiamo le aziende a sviluppare un Employer Branding forte su LinkedIn, per attrarre i migliori talenti e fidelizzare le risorse chiave. Inserisci i tuoi dati per sapere come possiamo supportarti.
Nome
Potenzia la tua strategia di Social Selling su LinkedIn. Supportiamo i Sales Manager nel creare contenuti efficaci e nell’interagire con prospect e clienti, accelerando i processi di vendita. Inserisci i tuoi dati per scoprire come possiamo aiutarti.
Nome
Vuoi diventare un punto di riferimento per il tuo settore su LinkedIn? Lascia i tuoi dati per scoprire come possiamo supportarti.
Nome
Hai un obiettivo? Troviamo insieme il percorso. Ci occupiamo di sviluppo commerciale e comunicazione B2B. Scrivici come possiamo aiutarti, ti ricontatteremo a breve.
Nome
Ti aiutiamo a entrare in nuovi mercati. Compila il modulo e raccontaci dove vuoi portare il tuo business.
Nome
Con il nostro supporto, accedi a nuovi prospect e partner, costruisci relazioni di valore e ottimizza il tuo approccio commerciale. Lascia i tuoi dati e scopri come possiamo aiutarti a raggiungere risultati concreti in Italia.
Nome

esperienza, non teoria


Lead Generation nel Settore IT

Cosa abbiamo imparato da 1 anno di campagne verticali

Negli ultimi 12 mesi, in Mallei,

abbiamo registrato un fenomeno interessante

Sempre più aziende del settore IT e tecnologico si sono rivolte a noi per strutturare campagne di lead generation efficaci. Non parliamo solo di startup innovative, ma anche di realtà consolidate che offrono soluzioni complesse, dall’intelligenza artificiale predittiva ai servizi di ottimizzazione finanziaria delle infrastrutture cloud, dallo sviluppo software enterprise agli eventi formativi per la Pubblica Amministrazione.

Il mercato B2B tecnologico è sempre più affollato: i decision maker sono sommersi da messaggi e proposte commerciali e riuscire a generare appuntamenti qualificati o adesioni concrete diventa una sfida critica.

E i risultati, come scopriremo, variano enormemente a seconda di come si imposta la strategia.

Abbiamo analizzato i dati raccolti da decine di progetti nel settore IT e abbiamo identificato pattern chiari che determinano il successo o il fallimento di una campagna. Condividiamo qui i nostri insight con numeri reali e lezioni concrete.

In questo articolo scoprirai:

  1. Soluzioni di predizione basate sull’ AI per grandi aziende
  2. Servizi di ottimizzazione finanziaria IT (FinOps) per Enterprise
  3. Sviluppo software per Medie e Grandi aziende
  4. Lead Generation per eventi su Software per la Pubblica Amministrazione
  5. Eventi enterprise a taglio generalista
  6. Soluzioni ERP e APS per la Supply Chain
  7. Soluzioni CRM Microsoft Dynamics per aziende mid-market

IL CONTESTO

perché il Marketing IT è diverso?

Il settore IT nel B2B presenta caratteristiche uniche che lo distinguono da altri ambiti del marketing industriale. Le offerte sono spesso tecnicamente complesse, il valore percepito non è sempre immediato e i decision maker come CTO, CIO e responsabili IT sono figure altamente specializzate, difficili da raggiungere e ancor più da convincere.

Inoltre, i cicli di vendita possono essere lunghi, soprattutto quando si parla di soluzioni enterprise o di trasformazione digitale. Questo significa che una campagna di lead generation non può limitarsi a fare volume: serve generare contatti qualificati, pronti a un dialogo concreto, possibilmente già consapevoli del valore della soluzione proposta.

Ecco perché il marketing tradizionale, basato su awareness generica o su campagne push poco mirate, spesso fatica nel tech B2B. Servono strategie più sofisticate, che combinano contenuti di valore, touchpoint multicanale e un timing preciso.

IL CONTESTO

perché il Marketing IT è diverso?

Il settore IT nel B2B presenta caratteristiche uniche che lo distinguono da altri ambiti del marketing industriale. Le offerte sono spesso tecnicamente complesse, il valore percepito non è sempre immediato e i decision maker come CTO, CIO e responsabili IT sono figure altamente specializzate, difficili da raggiungere e ancor più da convincere.

Inoltre, i cicli di vendita possono essere lunghi, soprattutto quando si parla di soluzioni enterprise o di trasformazione digitale. Questo significa che una campagna di lead generation non può limitarsi a fare volume: serve generare contatti qualificati, pronti a un dialogo concreto, possibilmente già consapevoli del valore della soluzione proposta.

Ecco perché il marketing tradizionale, basato su awareness generica o su campagne push poco mirate, spesso fatica nel tech B2B. Servono strategie più sofisticate, che combinano contenuti di valore, touchpoint multicanale e un timing preciso.


Come abbiamo lavorato


metodologia e approccio omnichannel (sì, ma non sempre)

Tutti i progetti analizzati hanno seguito un approccio strutturato in tre fasi:

ANALISI
STRATEGICA
INIZIALE

Prima di attivare qualsiasi campagna, abbiamo lavorato con i clienti per definire il target ideale, il posizionamento dell’offerta e gli obiettivi realistici in base al contesto di mercato.


Strategia

omnichannel vs.
single channel


Nella maggior parte dei casi, abbiamo implementato un mix di canali: LinkedIn, email, chiamate outbound, eventi fisici o digitali. Il tutto per massimizzare la copertura e la risonanza del messaggio. In alcuni casi, per particolarità e tempistiche ridotte, abbiamo testato approcci monocanale, che (spoiler!) in quel caso si sono rivelati efficaci.


Misurazione
della
conversione

Abbiamo definito come conversione due macro-obiettivi: la generazione di appuntamenti commerciali qualificati e l’adesione a eventi (webinar, workshop, conferenze). Entrambi rappresentano infatti un impegno concreto da parte del prospect.

scrivi la
tua storia
di successo

I risultati

performance a confronto

L’analisi che segue si basa su sette macro-categorie di progetti, ciascuna rappresentativa di una tipologia di offerta IT e di un target specifico. I dati di performance sono aggregati per avere un’idea complessiva sul settore, che a nostro parere traccia una strada definita e tangibile.
Cosa emerge dai dati raccolti nei 12 mesi di attività?
Le differenze tra le varie categorie sono significative e raccontano storie diverse.
Continua a leggere per scoprirle in modo dettagliato.

1.

Soluzioni di predizione basate sull’AI per grandi aziende

Performance media: 6,23%

Le campagne per soluzioni di intelligenza artificiale predittiva, destinate a grandi aziende per ottimizzare processi, prevedere comportamenti o automatizzare decisioni, hanno registrato un tasso di conversione medio del 6,23%.

Un risultato solido, che riflette due fattori chiave:

  • Il tema AI è percepito come strategico e innovativo, quindi attira naturalmente l’attenzione dei decision maker.
  • Le grandi aziende hanno budget e processi decisionali strutturati, il che facilita la conversione da interesse a dialogo concreto.

Meno dispersione, più relazioni autentiche.
Tuttavia, il ciclo di vendita rimane lungo e complesso. La conversione iniziale è promettente, ma serve pazienza e nurturing continuativo per trasformarla in contratto.

2.

Servizi di ottimizzazione finanziaria IT (FinOps) per Enterprise

Performance media: 1,80%

I servizi di ottimizzazione finanziaria delle infrastrutture IT, spesso legati a cloud cost optimization o FinOps, hanno invece performato al di sotto delle aspettative, con un tasso di conversione medio dell’1,80%. 

Perché?

  • Il tema è percepito come “tecnico” e meno strategico rispetto all’AI o alla digital transformation. Spesso viene delegato a figure operative, non ai C-level.
  • Il valore dell’offerta non è immediatamente tangibile: risparmiare sui costi cloud è importante, ma può risultare meno sexy rispetto a innovare con l’intelligenza artificiale.
  • Le aziende enterprise tendono a essere diffidenti verso fornitori esterni per temi così sensibili come i costi IT.

In questo caso, abbiamo imparato che serve un lavoro di awareness più profondo prima di puntare alla lead generation diretta. Contenuti educativi, case study con ROI dimostrabili e un approccio consulenziale sono fondamentali.

3.

Sviluppo software per
Medie e Grandi aziende

Performance media: 4,16%

Le campagne per servizi di sviluppo software custom, rivolte a medie e grandi aziende italiane, hanno ottenuto una conversione media del 4,16%. Un risultato buono, ma con margini di miglioramento significativi.  

Cosa abbiamo notato:

  • Il mercato italiano dello sviluppo software è maturo ma competitivo. Molte aziende hanno già fornitori di riferimento, quindi entrare richiede una proposta di valore molto chiara.
  • L’approccio omnichannel ha fatto la differenza: le campagne che hanno combinato LinkedIn, email personalizzate e follow-up telefonico hanno performato meglio rispetto a quelle basate su un solo canale.
  • La qualità del messaggio conta: campagne troppo generiche (“offriamo sviluppo software”) hanno performato male; quelle focalizzate su nicchie specifiche (es. “software per il settore logistica”) hanno raddoppiato i risultati.

La lezione? Nel software development, la specializzazione vince. E il mix di canali è essenziale per raggiungere decision maker spesso oberati di messaggi.

4.

Lead Generation per eventi su Software per la Pubblica Amministrazione

Performance media: 15,88%

Questo è il dato più sorprendente dell’intera analisi. Le campagne di lead generation legate a eventi su soluzioni software per la Pubblica Amministrazione hanno raggiunto un tasso di conversione medio che rappresenta più del doppio rispetto a qualsiasi altra categoria.

Cosa spiega questa performance eccezionale?

  • La tangibilità dell’evento: invitare a un evento con data, programma e speaker riduce la frizione rispetto a una generica richiesta di appuntamento commerciale. L’evento è percepito come un’opportunità professionale, non solo di vendita.
  • Il target PA è altamente ricettivo: la Pubblica Amministrazione italiana è sotto pressione per digitalizzarsi (PNRR, nuove normative). I responsabili IT nelle PA cercano attivamente soluzioni e occasioni di formazione.
  • L’approccio telefonico con follow-up strutturato: un solo canale ma estremamente ottimizzato. Follow-up multipli, personalizzati e ben distanziati hanno permesso di costruire una relazione di fiducia. Inoltre, l’iscrizione all’evento veniva completata nella maggioranza dei casi in diretta durante la chiamata, eliminando ogni frizione e garantendo commitment immediato. Il lavoro non si è fermato all’iscrizione: insieme al cliente, abbiamo strutturato touch-point mirati anche post-evento per trasformare i partecipanti in opportunità commerciali concrete.

Questa categoria dimostra che, quando il contesto è maturo, il formato è giusto e l’approccio telefonico è strutturato con pazienza e metodo, i risultati possono superare ogni aspettativa.

5.

Eventi enterprise a taglio generalista

Performance media: 1,41%

All’estremo opposto, le campagne di lead generation per eventi enterprise a taglio più generalista come conferenze ampie, senza focus verticale specifico, hanno registrato una conversione media dell’1,41%. Il contrasto con gli eventi PA è evidente.

Perché questa differenza così marcata?

  • Target “freddo” e sovraccarico: i decision maker enterprise quali CTO, CIO, direttori innovation ricevono decine di inviti a eventi ogni mese. La soglia di attenzione è altissima, e solo gli eventi davvero rilevanti riescono a emergere.
  • Mancanza di urgenza percepita: a differenza della PA, che ha scadenze normative e obiettivi PNRR, le grandi aziende private non sempre percepiscono l’urgenza di partecipare a un evento generico.
  • Formato poco differenziante: eventi troppo ampi, con tematiche generiche (“Innovazione digitale” o “Cybersecurity”), faticano a catturare l’interesse di profili senior, che cercano contenuti verticali e immediatamente applicabili.

Il takeaway qui è chiaro: nel B2B tech enterprise, la specificità batte la genericità. Se vuoi riempire una sala (fisica o virtuale) di CTO e direttori IT, devi offrire contenuti ultra-mirati, case study concreti e speaker riconosciuti.

6.

Soluzioni ERP e APS per la Supply Chain

Performance media: 3,23%

Le campagne per soluzioni ERP (Enterprise Resource Planning) e APS (Advanced Planning & Scheduling) destinate ad aziende che gestiscono supply chain complesse hanno registrato una conversione media del 3,23%. 

Un risultato che si colloca in una buona fascia, ma con dinamiche interessanti da analizzare:

  • Target altamente qualificato ma cauto: le aziende con supply chain articolate sanno di aver bisogno di strumenti evoluti, ma la scelta di un ERP o di un sistema APS è una decisione strategica che coinvolge più funzioni aziendali (operations, IT, finance). Questo allunga i tempi di conversione e richiede maggiore nurturing.
  • Complessità percepita dell’implementazione: molte aziende temono i progetti ERP per la loro reputazione di essere lunghi, costosi e rischiosi. Superare questa barriera psicologica richiede case study solidi, garanzie di supporto e una comunicazione che rassicuri sul processo di adozione.
  • Nicchia verticale con bisogni specifici: le aziende nella supply chain hanno pain point molto concreti (ritardi, stock out, inefficienze logistiche). Le campagne che hanno parlato direttamente a questi problemi con esempi verticali e ROI misurabili hanno performato meglio della media.

Il takeaway per questo segmento? La chiave è costruire fiducia e dimostrare expertise verticale. Non basta dire “abbiamo un ottimo ERP”, serve mostrare di capire davvero i processi di supply chain e di aver già risolto problemi simili per aziende comparabili.

7.

Soluzioni CRM Microsoft Dynamics per aziende mid-market

Performance media: 3,59%

Le campagne per soluzioni CRM basate su Microsoft Dynamics, rivolte ad aziende mid-market (da 50-100 milioni di euro di fatturato) operanti in settori diversi, hanno ottenuto una conversione media del 3,59%.

Un risultato leggermente superiore agli ERP, che riflette alcune dinamiche specifiche:

  • Il brand Microsoft come fattore rassicurante: a differenza di soluzioni CRM più di nicchia, Microsoft Dynamics beneficia della credibilità del marchio Microsoft. Questo riduce le resistenze iniziali, soprattutto in aziende che già utilizzano l’ecosistema Microsoft (Office 365, Azure).
  • Target mid-market più agile: aziende da 50-100 milioni di fatturato hanno tipicamente processi decisionali più snelli rispetto alle grandi corporation. I tempi di conversione sono più “brevi” e i decision maker sono più facilmente raggiungibili.
  • Trasversalità settoriale come sfida: il fatto di rivolgersi a differenti settori ha rappresentato sia un punto di forza (mercato potenziale ampio) sia una debolezza (difficoltà a creare messaggi iper-verticali). Le campagne che sono riuscite a segmentare per settore (es. manifatturiero vs. servizi) hanno performato meglio.
  • La maturità del mercato CRM: a differenza di soluzioni più innovative come l’AI predittiva, il CRM è una categoria consolidata. La maggior parte delle aziende mid-market sa cos’è un CRM e perché potrebbe servirgli, riducendo il lavoro di awareness.

La lezione qui è duplice: da un lato, sfruttare la forza di un brand enterprise come Microsoft aiuta ad abbassare le barriere. Dall’altro, anche in un mercato maturo come il CRM, la segmentazione verticale e la personalizzazione del messaggio fanno la differenza tra una conversione del 2% e una del 5%.

le lezioni apprese

cosa funziona e cosa no

Dopo 12 mesi di campagne, sette categorie di progetti analizzati e migliaia di interazioni, abbiamo distillato (per ora, perchè tutto cambia velocemente e a noi non piace annoiarci) alcune lezioni fondamentali che guidano oggi il nostro approccio alla lead generation nel settore IT. Queste lezioni emergono dal confronto tra performance estreme e dalle sfumature dei casi intermedi.

1

Non tutte le campagne
nascono uguali

l’importanza della pre-analisi

Il primo errore che vediamo commettere, anche da aziende tech mature, è partire con le campagne senza aver prima definito chiaramente:

  • Chi è il target ideale e quali pain point sente davvero
  • Qual è il posizionamento distintivo dell’offerta
  • Quali aspettative di conversione sono realistiche per quel mercato
  • Quale mix di canali e messaggi può funzionare meglio

Prendiamo ad esempio il confronto tra FinOps (1,80%) e AI predittiva (6,23%): entrambe sono soluzioni enterprise, ma una è percepita come innovazione strategica e l’altra come ottimizzazione tecnica.

Oppure confrontiamo ERP supply chain (3,23%) e CRM Dynamics (3,59%): performance simili, ma dinamiche completamente diverse, uno richiede cicli lunghi e decisioni multi-funzione, l’altro beneficia del brand Microsoft e di processi più agili.

Ma questo solo in teoria perché poi sappiamo che nella realtà, grazie alle decine di migliaia di contatti fatti (che nel concreto vuol dire parlare con le persone ovvero indagine diretta) cambiare il CRM è un’operazione che terrorizza le aziende.

Saltare la fase di analisi strategica significa sprecare budget in campagne generiche. Investire anche solo una settimana per capire il contesto, calibrare il messaggio e definire aspettative realistiche può fare la differenza tra successo e fallimento.

2

Il canale giusto al momento giusto

non sempre Omnichannel è la risposta

Una delle scoperte più interessanti riguarda l’efficacia dei canali. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, l’omnichannel non è sempre la soluzione migliore. Il caso degli eventi PA lo dimostra chiaramente: 15,88% di conversione usando esclusivamente il canale telefonico, ma con un approccio strutturato.

La chiave non è moltiplicare i touchpoint a caso, ma scegliere il canale giusto e usarlo al meglio, testare, scalare:

  • Telefono con follow-up strutturati: perfetto per eventi con target PA, dove serve accompagnare il prospect e completare l’iscrizione in diretta. Pazienza, personalizzazione e follow-up post-evento.
  • Mix LinkedIn + email + telefono: si è rivelato efficace per sviluppo software e soluzioni AI, dove il target enterprise è difficile da raggiungere e serve insistenza multi-canale intelligente. E anche qui, pazienza.
  • Approcci mirati per decisioni complesse: per ERP/APS e CRM Dynamics (entrambi intorno al 3,5%), serve bilanciare volume e profondità per raggiungere più stakeholder (IT, operations, finance) ma con messaggi personalizzati per ruolo. E indovinate? Pazienza.

La lezione è quindi che non esiste una formula universale. Il canale va scelto in base al target, al tipo di offerta e soprattutto alla complessità della decisione d’acquisto. E quando scegli un canale, usalo al massimo delle sue potenzialità prima di aggiungerne altri. Ma soprattutto, due aziende dello stesso settore, con lo stesso target, performeranno in maniera profondamente diversa e quello che andrà bene per una, per l’altra potrebbe non performare affatto. 

3

Il peso del Brand e della maturità di mercato

I nostri dati rivelano quanto contino due fattori spesso sottovalutati:

la forza del brand associato all’offerta e la maturità della categoria di mercato.

Il caso Microsoft Dynamics è emblematico: pur essendo un CRM in un mercato competitivo e rivolgendosi a settori diversi, ha performato leggermente meglio degli ERP supply chain proprio grazie alla credibilità del marchio Microsoft. Le aziende mid-market che già usano Office 365 o Azure percepiscono Dynamics come una scelta sicura, riducendo le resistenze iniziali.

Allo stesso modo, la maturità della categoria gioca un ruolo cruciale:

  •  Categorie mature: il mercato sa già cosa sono e perché potrebbero servire. Il lavoro di awareness è minimo, ma la competizione è alta. Serve differenziarsi su expertise verticale e casi d’uso specifici.
  • Categorie emergenti: serve più awareness, ma c’è meno competizione.
  • Categorie di nicchia: mercato ristretto ma con bisogni specifici. Chi opera nella supply chain sa di avere problemi concreti, serve parlare quella lingua e dimostrare un ROI tangibile.

Se hai un brand forte o operi in una categoria matura, sfruttalo. Se no, preparati a investire di più in educazione e costruzione di credibilità prima di spingere sulla lead generation diretta.

4

Distinguere Awareness da
Lead Generation diretta

Una delle scoperte più importanti riguarda la differenza tra campagne di awareness e campagne prettamente commerciali.

Guardando i nostri sette casi, emerge un pattern chiaro: non si può vendere ciò che il mercato non percepisce ancora come problema urgente.

Il FinOps ne è l’esempio perfetto: ottimizzare i costi cloud è oggettivamente importante, ma molte aziende enterprise non lo vedono (ancora) come una priorità strategica. Cercavamo di generare appuntamenti diretti su un tema che richiedeva prima awareness e educazione.

Al contrario, guardiamo le soluzioni AI o gli eventi PA : nel primo caso, l’AI è percepita come innovazione strategica da C-level; nel secondo, la PA è sotto pressione normativa (PNRR) e cerca attivamente soluzioni. In entrambi i casi, il mercato era pronto.

Anche per ERP supply chain vale la stessa logica: le aziende sanno di avere problemi (ritardi, stock out), ma l’implementazione di un ERP spaventa. Serve un approccio graduale:

  • Prima fase (awareness): contenuti educativi, webinar formativi, case study dettagliati, white paper. Obiettivo: far capire il ROI, rassicurare sul processo, posizionarsi come esperti e partner.
  • Seconda fase (lead gen): solo dopo aver creato consapevolezza e fiducia, partire con campagne di lead generation diretta (appuntamenti, demo, trial).

Confondere le due fasi porta a frustrazione e budget sprecato. Calibra sempre le aspettative: se il mercato non è maturo o il problema non è percepito come urgente, non aspettarti conversioni alte da lead generation pura. Prima educa, poi converti.

5

Il formato “Evento” come acceleratore

(ma solo se ben calibrato)


Il contrasto tra eventi PA e eventi enterprise generalisti ci ha insegnato una lezione fondamentale: il formato evento è potentissimo, ma solo se ben calibrato sul target e sui contenuti.

Cosa ha fatto la differenza per gli eventi PA?

  • Contenuti iper-verticali: non innovazione digitale generica, ma soluzioni software specifiche per la Pubblica Amministrazione con riferimenti normativi concreti.
  • Target motivato: la PA è sotto pressione (PNRR, digitalizzazione obbligatoria) e cerca attivamente soluzioni e formazione.
  • Approccio telefonico strutturato: follow-up multipli, iscrizione in diretta, accompagnamento costante fino all’evento e oltre.
  • Networking come valore aggiunto: possibilità di confrontarsi con colleghi di altre PA, condividere best practice, creare community.

Al contrario, gli eventi enterprise generalisti hanno fallito proprio perché mancavano questi elementi: contenuti troppo ampi, target sovraccarico di inviti simili, nessuna urgenza percepita, formato poco differenziante.

Il takeaway: se vuoi usare il formato evento, devi offrire contenuti ultra-mirati, speaker riconosciuti, casi d’uso concreti e soprattutto un motivo valido per cui il target dovrebbe dedicarti del tempo prezioso.

6

La qualità batte sempre il volume

Infine, una lezione trasversale a tutti e sette i casi:

nel B2B tech, la qualità del messaggio conta più del volume di contatti. Questo vale per tutti i canali e tutte le categorie.

Guardiamo lo sviluppo software: le campagne che hanno segmentato per verticale (“software per logistica”) hanno raddoppiato i risultati rispetto a quelle generiche (“offriamo sviluppo software”). Lo stesso vale per il CRM Dynamics: quando abbiamo segmentato per settore invece di rivolgerci indistintamente a “aziende mid-market”, le performance sono migliorate sensibilmente.

I decision maker IT, che siano CTO enterprise, responsabili supply chain o direttori IT della PA, sono persone formate e sovraccariche. Sanno riconoscere istantaneamente:

  • Il template generico vs. la proposta pensata per loro
  • Chi parla la loro lingua settoriale vs. chi usa buzzword generiche
  • Chi ha studiato i loro problemi vs. chi vuole solo vendere qualcosa

Prendiamo l’ERP supply chain: dire “abbiamo un ottimo ERP” non porta da nessuna parte. Ma dire “abbiamo aiutato un’azienda manifatturiera come la vostra a ridurre gli stock out del 35% e i ritardi di consegna del 28%” permette di aprire le conversazioni.

7

Gestire le aspettative

redemption realistica per categoria

L’ultima lezione forse la più importante per chi commissiona campagne riguarda le aspettative realistiche. Troppo spesso vediamo clienti delusi da un 3% di conversione, senza rendersi conto che per la loro categoria è un ottimo risultato.

I nostri dati mostrano chiaramente che le performance variano enormemente:

  • Performance eccezionali (10-16%): possibili con eventi verticali su target motivati e approccio strutturato. Non replicabile facilmente.
  • Performance molto buone (4-6%): soluzioni percepite come strategiche. Obiettivo ragionevole per campagne ben eseguite.
  • Performance buone (3-4%): normali per soluzioni con cicli lunghi. Non è un fallimento, è la realtà del mercato.
  • Performance basse (1-2%): tipiche di categorie immature, eventi troppo generici, prodotti nuovi o target “freddo”. Segnale che serve prima awareness.

Capire dove si colloca la propria offerta in questo spettro è fondamentale per allocare il budget correttamente, non bruciare risorse su aspettative irrealistiche e celebrare i successi quando arrivano.

Un 3,5% su CRM mid-market è un buon risultato, paragonarlo al 15,88% degli eventi PA è come confrontare le mele con le arance. 

BONUS:
Il fattore nascosto che fa la differenza

C’è un ultimo elemento, forse il più importante dal punto di vista operativo, che vogliamo condividere: la gestione delle obiezioni. Nei 12 mesi analizzati, abbiamo scoperto che la differenza tra una campagna che converte al 2% e una che converte al 4-5% spesso non sta solo nella strategia o nei canali, ma nella capacità di rispondere efficacemente alle obiezioni dei prospect durante le conversazioni.

Che si tratti di una chiamata telefonica per un evento PA, di un follow-up email per una soluzione AI, o di un appuntamento qualificato per un ERP supply chain, i prospect sollevano sempre obiezioni: “Non è il momento giusto”, “Abbiamo già un fornitore”, “Quanto costa?”, “Non ho tempo”, “Devo parlarne con il team”.

Queste obiezioni sono normali, legittime, e soprattutto gestibili. Ma solo a due condizioni:

Rapporto stretto di collaborazione, scambio e fiducia con il cliente

Non possiamo gestire obiezioni complesse tecniche, commerciali o competitive se non abbiamo un dialogo aperto e continuo con il cliente. Serve un rapporto di fiducia reciproca dove il cliente condivide insight sul mercato, sui competitor, sui punti di forza e debolezza della propria offerta. Dove possiamo fare domande scomode e ricevere risposte oneste. Dove, se qualcosa non funziona, ci confrontiamo apertamente per aggiustare il tiro.

I casi di maggior successo, sia a livello quantitativo che soprattutto qualitativo, sono stati quelli dove il rapporto con il cliente era collaborativo, non transazionale. Dove potevamo chiamare e dire “ci stanno dicendo questo, come rispondiamo?” e ricevere feedback in tempo reale.

Formazione interna ovvero “Aprire le porte di casa”

L’altro elemento fondamentale è che il cliente sia disposto a formarci. Non parliamo di formazione tecnica approfondita, non siamo né vogliamo diventare specialisti IT. Ma serve che il cliente ci apra le porte di casa sua: che ci racconti come funziona davvero il suo prodotto, quali problemi risolve nel concreto, perché un cliente dovrebbe sceglierlo rispetto alla concorrenza, quali sono i casi d’uso tipici, quali settori performano meglio.

Questa formazione non deve essere un corso universitario di 40 ore. Bastano:

  • Una sessione iniziale dove il cliente ci presenta l’offerta, i differenziatori, i principali competitor, le obiezioni più comuni
  • Accesso a materiali chiave: presentazioni commerciali, case study, schede prodotto, FAQ
  • Disponibilità per confronti rapidi quando emergono obiezioni nuove o situazioni inattese
  • Feedback continuo sulle conversazioni e sugli appuntamenti: “Questa risposta ha funzionato?” “Cosa avresti detto tu in questa situazione?”

Quando questo avviene diventiamo molto più efficaci. Non siamo più solo “chi fa le chiamate” o “chi manda le email”, ma diventiamo un’estensione del team commerciale, capace di parlare con cognizione di causa, rispondere con sicurezza e trasferire entusiasmo credibile.

conclusioni

dal dato alla strategia

I dati che abbiamo condiviso raccontano una storia chiara: nel settore IT B2B, non esistono formule magiche, ma esistono principi strategici che funzionano.

Che tu stia vendendo soluzioni AI a grandi aziende, ERP per la supply chain, CRM mid-market, servizi FinOps, sviluppo software custom o organizzando eventi per la PA o per enterprise, il primo passo è sempre lo stesso: capire il contesto.

Dove si trova il mercato?
È maturo o emergente?

Quanto è ricettivo il target? È sotto pressione (PA con PNRR) o saturo di messaggi (enterprise)?

Qual è il livello di consapevolezza del problema? Il target sa di avere quel bisogno?

Quale canale è più adatto? Telefono strutturato, mix omnichannel, o approccio mirato multi-stakeholder?

Quali sono le aspettative realistiche? Un 3,5% può essere un successo, un 6% ottimo, un 15% eccezionale – dipende dalla categoria.

Solo dopo aver risposto a queste domande insieme, in modo collaborativo si può costruire una campagna efficace. E solo con aspettative calibrate si possono misurare i risultati in modo onesto, senza frustrazioni inutili.

I nostri 12 mesi di dati nel settore IT ci hanno insegnato che non esistono scorciatoie: servono strategia, analisi, personalizzazione, pazienza e quando necessario il coraggio di investire prima in awareness e poi in conversione diretta. Chi cerca risultati immediati senza fare questo lavoro, rischia di sprecare budget e di demoralizzare il team commerciale con lead di bassa qualità.

Ma quando le cose sono fatte bene i risultati arrivano. E sono risultati sostenibili, perché costruiti su fondamenta solide.

In Mallei crediamo che il marketing B2B tech debba essere fatto così. Con rispetto per il cliente, per il suo budget, per il suo tempo. Con l’onestà di dire “questa campagna potrebbe rendere il 3%, non il 10%” e con la competenza per spiegare il perché. 

Con la voglia di costruire relazioni di lungo periodo, non di bruciare liste di contatti.

Se vuoi capire come applicare questi insight alla tua realtà noi siamo qui. Non per venderti una soluzione standardizzata, ma per capire insieme dove ti trovi nello spettro delle performance, quali leve puoi attivare e quali risultati puoi realisticamente aspettarti.

Ogni azienda IT ha una storia diversa
e merita una strategia su misura

Ogni azienda IT ha una storia diversa e merita
una strategia su misura

Elisa De Manna
Elisa De Manna

COO di Mallei Srl, ha iniziato nel mondo dei Social Media per poi specializzarsi nel project management, con un percorso che unisce tecnologia e comunicazione. Forte di un’esperienza che spazia dal B2C al B2B, concentra la sua visione su processi chiari, leadership autentica e personal branding come leva strategica. Crede che innovazione, metodo e una comunicazione efficace siano elementi fondamentali per far crescere persone e aziende.

Articoli: 3

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *